Crisi dello “zoon politikon” e artificialità del potere nei Discorsi di Flavio Querenghi

Autori

  • Adamas Fiucci Università degli Studi di Chieti-Pescara Gabriele D’Annunzio

DOI:

https://doi.org/10.6093/2284-0184/7657

Parole chiave:

Natura, solitudine, politica, società, educazione

Abstract

In questo articolo si vuole esaminare la filosofia politica di Flavio Querenghi, delineata nella sua opera maggiore, intitolata Discorsi morali politici et naturali (1644). Partendo da una critica dell’idea aristotelica dell’uomo come “zoon politikon”, l’autore scrive che la vita solitaria è migliore di quella politica, che è una conseguenza del peccato di Adamo e dell’usurpazione dei diritti naturali dei popoli ad opera dei primi governanti; ma, nonostante la sua origine innaturale, viziosa e peccaminosa, il potere politico risulta necessario per assicurare la sicurezza e la protezione dei sudditi. Per questa ragione, Querenghi offre alcuni consigli sull’arte del governare, in particolar modo sulla prudenza politica e sull’educazione, rileggendo i contributi precedenti sull’argomento e guardando ad alcune forme di governo esistenti.

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Pubblicato

2021-01-18

Fascicolo

Sezione

Evolving Philosophy