Il vivente che apprende. L’umanesimo biologico di Humberto Maturana
DOI:
https://doi.org/10.6093/2284-0184/7620Parole chiave:
Educazione, Biologia, Epistemologia, Ontologia, Metascienza.Abstract
Lo scienziato cileno può essere considerato uno degli esponenti più significativi di quella svolta culturale che ha fatto della “complessità” il fulcro della propria ricerca. Lo scopo della nostra indagine non è dar conto su di una concezione biologica del mondo sia pure molto affascinante: il nostro interesse è tutto volto all’epistemologia della formazione, ed è teso a cogliere, piuttosto, gli elementi di innovazione che dovrebbero diventare patrimonio comune di un’educazione scientifica che, al contrario, ci sembra rimanga, a livello generale almeno nella scuola superiore, ancorata in Italia al positivismo ottocentesco. L’interesse che ci muove si concentra su di un aspetto specifico: la biologia in Maturana, a nostro avviso, supera le barriere ideologiche che hanno caratterizzato la storia culturale dell’Occidente con arbitrarie ripartizioni che, ancor oggi, confondono e generano pregiudizio. La dicotomia tra scientifico e non-scientifico, tra scientifico e umanistico, tra scienza al singolare e scienze al plurale, viene superata, attraverso la categoria di vivente che evolve e, in tale processo, impara, dalla cellula fino all’essere umano. A questo punto la biologia, in quanto di “scienza umana” non limita la sua indagine all’interno dei laboratori di ricerca, ma partecipa alla vita quotidiana, si interroga sui vissuti, stravolge i termini con i quali comunemente prendiamo atto di che cos’è la ragione o della funzione che svolgono le emozioni. Si tratta di un saggio di carattere bibliografico che svolge la sua analisi sull’educazione con un approccio epistemologico ermeneutico e una metodologia d’indagine qualitativa.
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