Le naufrage de l’humanité
DOI:
https://doi.org/10.6093/2284-0184/5018Parole chiave:
Teatro-reading, Disseminazione, Etica, Filosofia politica, EgoismoAbstract
Le naufrage de l’humanité
Riflessione a più voci sulle forme di deumanizzazione
a partire da La zattera della Medusa di Théodore Géricault
Apre il Quaderno Think Tank il testo del teatro-reading scritto da Rosario Diana e messo in scena a Napoli l’8 ottobre e il 10 novembre 2016, con la “zattera” progettata da Paolo Prota e i pannelli elaborati dalla sua Scuola come scenografia. Nel narrare le vicende dei naufraghi de La Méduse (1816), questo lavoro pone l’accento sulla disgregazione dell’umano nelle condizioni estreme in cui la vita è messa a repentaglio.
Si prosegue poi con il saggio di Alessandro Stile, che richiama l’attenzione sulla specificità dei linguaggi artistici utilizzati nello “spettacolo” (pittura, musica, parola, immagini).
Si arriva quindi al contributo di Manuela Sanna che tematizza il passaggio dal quadro al teatro-reading, avviando una riflessione filosofica in compagnia di Foucault, Nancy e Callois.
Si continua poi con lo scritto di Maurizio Cambi, che, reinterpretando in maniera originale la letteratura utopistica moderna, individua due forme fondamentali di egoismo: quella dal basso (i naufraghi della zattera) e quella dall’alto (gli abitanti delle città utopistiche).
Si arriva, quindi, a Valeria Chiore, che, con una serie di epifanie letterarie corredate da immagini eloquenti, tesse un reticolo ingegnoso dell’estremo fra Géricault, Poe e Lautréamont.
Segue Roberto Evangelista, che, dopo aver esaminato il tema dello stato di natura nei filosofi dell’età moderna, conclude che i naufraghi della zattera ricordano i «bestioni» vichiani, tanto distanti dalle nostre regole: anch’essi, infatti, sono tutto un fascio di nervi, di istinto, di passioni e di fantasia.
Muovendo dalle parole di Cristo («gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce») riportate nel Vangelo di Giovanni, il contributo di Dario Giugliano mette in luce il nesso profondo fra amore, verità, luce e sofferenza: legame che spiega come mai gli uomini – al pari dei naufraghi della zattera –, volendo fuggire il dolore, scelgano sempre il buio piuttosto che la luce.
Infine, Paolo Prota racconta la gestazione progettuale della zattera e ne mette in evidenza l’aspetto misterioso, plurifunzionale e polisemantico: oggetto da vivere e sperimentare in piazza, centro d’interesse scenografico nel momento della rappresentazione teatrale.
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