Libertas religionis, passioni religiose e prudenza politica
nella polemica indiretta tra Lipsio e Gentili
DOI:
https://doi.org/10.6093/2284-0184/10678Parole chiave:
Giusto Lipsio, Alberico Gentili, Tolleranza religiosa, Passioni, Ardore religiosoAbstract
Il presente contributo esamina la controversia sorta tra Giusto Lipsio e Alberico Gentili intorno al tema della libertas religionis e della tolleranza religiosa. La prima parte dell’articolo si sofferma sulla comune adesione alla filosofia neostoica, sulle fortissime affinità che accomunano la teoria giusfilosofica della tolleranza religiosa proposta dal sanginesino con le ipotesi di risoluzione della conflittualità confessionale avanzate dal brabantino, e sulla sostanziale coincidenza delle rispettive definizioni dell’essenza della vera religio. Esaminando nel dettaglio le tappe che scandirono il confronto indiretto tra i due, lo studio si propone dunque di mettere in luce il fondamento ultimo del rifiuto lipsiano della prospettiva della pluralità confessionale, per evidenziare poi le ragioni che indussero Gentili a fraintendere il senso ultimo della risoluzione lipsiana della conflittualità religiosa: al di là delle apparenze, le divergenze tra i due autori appaiono infatti circoscritte alla sola valutazione della praticabilità sociale e politica del pluralismo religioso. Nello studio si avanza dunque l’ipotesi che fu la maggior consapevolezza nutrita da Lipsio delle dinamiche passionali (e delle loro ricadute antisociali) soggiacenti alla comune esperienza religiosa individuale e collettiva a determinare tale divaricazione: il fondamento ultimo del rifiuto lipsiano del pluralismo religioso risiede infatti nella sua riconduzione della conflittualità interconfessionale all’ardore religioso, e cioè al fattore passionale che generalmente condiziona il rapporto che i singoli individui e le collettività instaurano con la dimensione religiosa.
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